Il genere fantascientifico ha da sempre immaginato il futuro, anticipando scenari che spesso si sono “avvicinati” alla realtà. Dai romanzi ai film, molti autori, nel corso dei decenni, hanno dimostrato un’intuizione quasi “profetica”, raccontando di mondi dominati da trasformazioni profonde che oggi trovano un riscontro concreto nell’applicazione delle nuove tecnologie.
In occasione dell’uscita della settima stagione di Black Mirror, la serie fantascientifica che ha il merito di aver stimolato una riflessione critica sull’impatto della digitalizzazione nei diversi ambiti della società contemporanea, Babbel, l’app che promuove la comprensione reciproca attraverso le lingue, insieme all’esperto Andrea Viscusi, autore italiano specializzato in narrativa fantascientifica, invitano ad una riflessione in merito al binomio fattore umano e tecnologia.
Nello specifico sono stati selezionati 5 libri e 5 film di fantascienza che hanno saputo anticipare e talvolta persino dare un nome ad alcune delle tematiche tecnologiche di oggi, alcune delle quali affrontate anche nella serie, dall’intelligenza artificiale alle simulazioni virtuali.
“Fin dalle sue origini, la fantascienza ha alimentato non solo l’immaginazione, ma anche il pensiero scientifico e la ricerca” afferma Andrea Viscusi “Sono molti i casi di sviluppi tecnologici che sono stati in qualche modo indirizzati dalle storie di fantascienza, al punto che le stesse parole che usiamo comunemente per parlare di questi concetti sono state inventate in queste opere”.
“È interessante osservare come le tecnologie di oggi, tra cui l’intelligenza artificiale e gli algoritmi capaci di adattarsi al contesto, siano state immaginate già da tempo da scrittori/scrittrici e autori/autrici cinematografici. Ciò che un tempo sembrava fantascienza è infatti oggi parte della nostra quotidianità: anche solo pochi decenni fa, per molti era difficile pensare che un giorno avremmo potuto imparare le lingue in qualsiasi momento da un dispositivo tascabile” commenta Gianluca Pedrotti, Principal Learning Content Creator.
Tra robot e cyberspazio: le previsioni tecnologiche della letteratura
Come sottolineano gli esperti linguistici di Babbel, numerosi sono gli autori letterari che nel tempo, con la loro fantasia, hanno saputo predire delle tecnologie o addirittura inventare dei nomi che sono stati successivamente utilizzati, dai robot agli avatar passando dall’antenato di internet.
“R.U.R. (Rossum’s Universal Robots)” di Karel Čapekn (1920): quest’opera teatrale rappresenta una delle prime storie distopiche del XX secolo ed è nota per aver introdotto per la prima volta il termine “robot”. Al centro della storia vi è l’azienda Rossum’s Universal Robots (R.U.R.) che realizza esseri artificiali, i robot appunto, simili agli umani, ma privi di qualsiasi sentimento. Creati per servire l’uomo, vengono fabbricati in massa ed impiegati in diversi settori, fino al momento in cui arrivano a sviluppare una coscienza e a ribellarsi, sterminando l’umanità. Il testo invita a riflettere sui pericoli di una società ipertecnologica e disumanizzata, in cui il rischio che tutto sfugga al controllo diventa sempre più concreto, temi ancora oggi molto rilevanti.
“1984” di George Orwell (1949): si tratta di un romanzo distopico che descrive una società totalitaria del futuro (quella del 1984 appunto) governata da un solo partito, a sua volta guidato da un “Grande Fratello”, che con delle telecamere controlla costantemente la popolazione. In questa società totalitaria, persino la lingua è stata modificata nel “Newspeak” (o “Neolingua”): dotata di un numero ridotto di parole e di una grammatica semplificata, elimina concetti pericolosi per il regime come “ribellione” e ne introduce altri come quello di “psicoreato” (ovvero pensare qualcosa contro il partito), escludendo così qualsiasi forma di libero pensiero e manipolando l’informazione. Quest’opera – che ha anticipato temi contemporanei come il controllo audio e video, la manipolazione delle informazioni e la diffusione di fake news – denuncia i rischi legati ad una sorveglianza di massa, alla propaganda e alla limitazione della libertà individuale.
“Io, Robot” di Isaac Asimov (1950): è una raccolta di racconti di fantascienza, in cui ogni storia è indipendente dalle altre, ma tutte esplorano come i robot, governati dalle “tre leggi della robotica”, possano comportarsi in modi inaspettati quando queste regolamentazioni entrano in conflitto o vengono interpretate in modo ambiguo. Le tre leggi di Asimov, oltre ad aver ispirato il dibattito etico sulla regolamentazione della robotica e dell’intelligenza artificiale, hanno anche contribuito in modo significativo alla ricerca e allo sviluppo degli automi. L’impiego delle nuove tecnologie comporta infatti una responsabilità morale che non va sottovalutata, per prevenire conseguenze impreviste e garantire un uso consapevole dell’innovazione.
“Neuromante” di William Gibson (1984): questo romanzo è conosciuto per aver reso famoso il “cyberpunk” (un genere narrativo caratterizzato da ambientazioni futuristiche distopiche e dalla presenza di una tecnologia avanzata) e aver popolarizzato il termine “cyberspazio” (inventato dallo scrittore e introdotto nel suo precedente romanzo “Burning Chrome”), di fatto immaginando internet e la realtà virtuale prima della loro creazione. Il romanzo segue la storia di Case, un hacker caduto in disgrazia e privato della possibilità di connettersi alla rete informatica globale. Egli viene reclutato da un misterioso benefattore che, in cambio della restituzione delle sue capacità, gli affida una pericolosa missione: Case si immerge così nel “cyberspazio”, un mondo virtuale avanzato, affrontando nemici e scoprendo verità nascoste. Il libro esplora diverse tematiche come il rapporto tra l’uomo e la tecnologia e il potere delle intelligenze artificiali.
“Snow Crash” di Neal Stephenson (1992): è un romanzo cyberpunk ambientato negli Stati Uniti di fine XX secolo, ricordato per aver anticipato alcune tecnologie oggi estremamente attuali e dibattute come il Metaverso e gli avatar, in una trama che intreccia realtà virtuale e complotti globali. Il protagonista è Hiro, un hacker che lotta contro un virus informatico, lo “Snow Crash”, navigando nel Metaverso, un mondo virtuale che può essere esplorato con degli “avatar”, attraverso i quali interagire con gli altri utenti.
Tra clonazioni e conversazioni con l’IA: le previsioni tecnologiche del cinema
Non mancano, anche nel caso delle pellicole cinematografiche, esempi di veri e propri “veggenti” che hanno anticipato molte tecnologie che oggi stanno diventando realtà, dimostrando anche quanto la scienza possa avvicinarsi alle intuizioni della narrativa.
“Blade Runner” di Ridley Scott (1982): il lungometraggio è ambientato in una distopica Los Angeles del 2019 inquinata e divenuta invivibile, tanto che chi può si trasferisce in colonie spaziali, nelle quali degli androidi molto simili agli esseri umani ma dall’aspettativa di vita di soli quattro anni (i “replicanti”) vengono impiegati per i lavori più faticosi. Quando alcuni di loro si ribellano e arrivano sulla terra, un ex poliziotto viene incaricato di rintracciarli ed eliminarli; tuttavia, durante la sua missione, arriva a mettere in discussione il legame tra umano ed artificiale. Anche in questo caso non mancano le invenzioni più visionarie come gli stessi androidi avanzati, gli assistenti vocali e i grandi schermi pubblicitari in 3D paragonabili a quelli utilizzati al giorno d’oggi.
“Jurassic Park” di Steven Spielberg (1993): il primo di questa serie di film di fantascienza dal successo planetario si svolge su un’isola tropicale in cui un miliardario eccentrico, John Alfred Hammond, sta per inaugurare un parco divertimenti, Jurassic Park appunto, popolato da dinosauri riportati in vita attraverso la clonazione del DNA fossile. Prima dell’inaugurazione vengono invitati alcuni esperti a visitare l’isola ma, durante il tour, una violazione dei sistemi di sicurezza libera i dinosauri dalle gabbie, generando così il caos e una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Vengono portati alla luce temi rilevanti come i rischi della clonazione genetica (seppur oggi non sia ancora possibile clonare i dinosauri, sono stati fatti importanti passi avanti nell’editing genetico) ed anticipate alcune tecnologie come i veicoli a guida autonoma e l’utilizzo dell’IA nella genetica oltre che la realtà aumentata e quella virtuale.
“Matrix” di Andy (Lilly) e Larry (Lana) Wachowski (1999): è un film di fantascienza in stile cyberpunk che esplora numerosi concetti tra cui la realtà virtuale e l’intelligenza artificiale. Il protagonista, Neo (interpretato da Keanu Reeves), è un hacker che viene reclutato per combattere contro delle macchine che hanno preso il controllo del mondo ed intrappolato le persone in una realtà neuro-simulata ed interattiva chiamata “Matrix”, mentre i loro corpi fungono da energia. Il film ha avuto un importante impatto sulla cultura popolare, influenzando il cinema e cambiando la visione della tecnologia, della realtà e del potere.
“Minority Report” di Steven Spielberg (2002): si tratta, anche in questo caso, di una pellicola cinematografica di fantascienza sviluppata intorno a tematiche come il controllo del futuro con la tecnologia e la predizione dei crimini. È infatti ambientato in un futuro in cui un’agenzia governativa (“Precrime”) si affida a tre “precog”, esseri umani con poteri extrasensoriali, per prevedere i crimini prima che vengano commessi in modo da arrestare le persone ed evitare così che i reati accadano. John Anderton (interpretato da Tom Cruise) è il capo dell’unità, fino a quando viene accusato di un omicidio che non ha ancora commesso; cercando di provare la propria innocenza, scopre una trama più complessa che mette in discussione l’affidabilità del sistema di previsione. Oltre al concetto della previsione del crimine, che ha ispirato modelli di analisi oggi in uso alle forze dell’ordine, vi sono altre tecnologie che all’epoca del film potevano sembrare fantascienza, ma che oggi sono realtà o sono in fase di sviluppo come gli schermi trasparenti e le interfacce gestuali, le pubblicità targettizzate (nel film il riconoscimento dell’iride viene utilizzato, tra le altre cose, dai cartelloni pubblicitari per mostrare una pubblicità personalizzata) e le auto a guida autonoma.
“Her” di Spike Jonze (2013): si discosta dagli altri film perché, pur essendo di fantascienza, ha degli elementi più romantici ed esplora il rapporto tra gli esseri umani e l’intelligenza artificiale. Protagonista è Theodore (interpretato da Joaquin Phoenix), un uomo solitario che dopo la fine del suo matrimonio decide di provare un nuovo sistema operativo basato su un’intelligenza artificiale, capace di evolversi ed adattarsi alle esigenze dell’utente. Con il tempo tra i due nasce una vera e propria relazione fino a quando l’IA, divenuta così autonoma e consapevole da allontanarsi dalla percezione umana, abbandona il mondo digitale per esistere in una dimensione superiore. I temi trattati, come l’influenza della tecnologia sull’uomo, l’emotività delle macchine e la solitudine in un mondo iperconnesso, sono a distanza di più di un decennio di grande attualità.
L’articolo (Pre)vedere il futuro: i libri e i film visionari che hanno anticipato proviene da CorriereNerd.it.
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